La “car policy”.
La car policy rappresenta per le azienda il documento d’unione fra il fleet management e la politica di gestione
delle risorse umane. In essa vengono delineate le regole che fanno da collante fra l’azienda e l’utilizzatore e
rappresenta il binario lungo il quale il fleet manager definisce le proprie politiche di gestione e di acquisizione
del parco auto aziendale mentre il direttore HR ha a disposizione un formidabile strumento di incentivazione e di
governo della politica retributiva dei dipendenti.
Vale la pena di dedicare tempo e risorse adeguate alla definizione di una car policy che se ben definita e
sufficientemente condivisa fra azienda e dipendenti permette di risolvere con equità e chiarezza molte
delle problematiche che spesso ci si trova costretti ad affrontare in corso d’opera: soddisfazione dei
dipendenti, modelli di autovettura, incidenti, multe, gestione operativa dell’auto, ripartizione dei costi.
In questo nostro documento prenderemo in considerazione solamente le autovetture ad uso promiscuo
personale e aziendale, tralasciando la tematica relativa alle autovetture esclusivamente strumentali o
comunque non assegnate ai dipendenti per uso anche privato.
Cerchiamo ora di entrare nel dettaglio e di delineare le caratteristiche che, a nostro avviso, dovrebbe
avere una buona car policy aziendale.
Auto aziendale o auto personale.
Questo è il primo nodo da sciogliere. Perché definendo
chi e quando ha diritto all’auto aziendale si comincia a
delineare la prima politica retributiva toccata da questa materia.
Occorre difatti ben equilibrare le esigenze di incentivo (benefit) e di
“giustizia retributiva” con le esigenze di cost management
dell’azienda. In questa sezione occorrerebbe definire esattamente
chi, in termini di qualifiche e mansioni, ha diritto ad un’auto
aziendale tenendo ben distinte le esigenze motivazionali e di costo.
Infatti se le autovetture date in dotazione ai manager
dell’azienda rispecchiano quasi sempre esigenze retributive e di
benefit quando queste vengono assegnate anche a personale tecnico e di
vendita viene spesso presa in considerazione anche la variabile
“percorrenza” (maggiori sono le percorrenze aziendali,
maggiore è la convenienza a dotare il dipendente di
un’auto aziendale).
Nella car policy occorrerà quindi definire quali categorie di dipendenti hanno diritto ad un’auto aziendale e a
partire da quale percorrenza lavorativa.
Per i dipendenti che non hanno diritto ad un’auto aziendale in questa sezione si dovrebbero definire le
regole e i limiti del rimborso chilometrico.
User driven o company driven.
Un altro elemento importante e caratterizzante è quello di
stabilire se la propria car policy deve essere di tipo user driven o
company driven. Nel primo caso vengono lasciati ampi margini di
libertà all’utilizzatore che può scegliere
più o meno liberamente, ad esempio nell’ambito di una
fascia di prezzo stabilito, il modello dell’auto e il relativo
allestimento, nel secondo caso l’azienda impone nei modelli e
l’utilizzatore al limite può personalizzare la scelta
intervenendo nella definizione del colore e di un numero limitato di
accessori.
La car policy di tipo user driven ovviamente tende a privilegiare al
massimo l’aspetto motivazionale e di benefit a scapito di una
economicità e di una flessibilità del proprio parco auto;
sarà infatti molto difficile riuscire a riassegnare
un’auto “estremamente” personalizzata in caso di
dimissioni del dipendente.
La car policy di tipo company driven pone viceversa l’accento sulla economicità, ma soprattutto sulla
fungibilità del parco auto aziendale; le autovetture sono infatti molto più facilmente riassegnabili.
L’aspetto motivazionale può essere salvato ricorrendo a modelli di nuova generazione e normalmente
apprezzati dal mercato.
Definizione dei modelli.
Una matrice che identifica chi ha diritto in azienda all’autovettura dovrebbe anche definire i modelli o
perlomeno le caratteristiche delle auto assegnabili per ogni fascia di classificazione dei dipendenti.
Per evitare che la car policy diventi immediatamente obsoleta sarebbe bene non identificare qui dei
modelli precisi ma piuttosto delle caratteristiche e degli allestimenti di riferimento, lasciando poi al mercato,
al fleet manager e al budget la scelta del marca/modello più opportuno, e questo sia che si sia deciso di
dare un volto user driven che company driven.
Ripartizione dei costi.
Anche se le norme fiscali definiscono le regole di tassazione del
benefit autovettura, nulla impedisce alle aziende di porre a carico
dell’utilizzatore una quota dei costi. Si può ad esempio
decidere di far pagare una quota del costo mensile dell’auto che
verrebbe in questo caso detratto dal valore benefit tassato. Questo
strumento di addebito può permettere anche di gestire con una
certa elasticità l’esigenza di avere accessori non
previsti o allestimenti/modelli diversi rispetto a quelli proposti
dall’azienda, facendo pagare al dipendente la differenza di
costo.
Multe.
In questa sezione non si deve solo definire se le multe sono o no a
carico dell’utilizzatore, ma normare anche tutta una serie di
aspetti: comunicazione dei dati del guidatore per la decurtazione dei
punti patente, paga direttamente il dipendente o paga l’azienda e
poi fa opera di rivalsa, l’azienda assistente o no
l’utilizzatore in caso di ricorso…
Assicurazioni e franchigie.
Un capitolo importante che tocca direttamente gli aspetti economici
è riservato al tema delle assicurazioni e delle franchigie.
Infatti, a parte la RC che è obbligatoria, bisognerà
definire se le autovetture sono coperte o meno da polizza kasko e con
quali franchigie, ma soprattutto chi dovrà pagare i danni (o lo
scoperto di franchigia) in caso di incidente a torto e se le
autovetture sono o meno coperte da PAI.
Carburanti e lubrificanti.
In questa sezione occorrerà definire le regole di ripartizione
dei costi di carburante e lubrificanti fra utilizzatore e azienda. Se
esiste un algoritmo di ripartizione del costo sarà bene
definirlo in maniera inequivocabile.
Altri costi.
Si tratta sicuramente di voci residuali e meno importanti, ma una
corretta determinazione a priori delle regole di comportamento
potrà togliere dall’imbarazzo successivamente. Sarà
pertanto utile decidere se voci come: pneumatici invernali, ganci
traino, porta sci e similari, lavaggi vengono o meno forniti
dall’azienda.
Gennaio 2007.